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IL-PUNTO-SudEmiliano Brancaccio oramai da molti anni insiste, con chiaroveggenza e determinazione, nel denunciare la devianza strutturale dai principi democratici ed economico-sociali dei Trattati cosiddetti «europei» (Ue, Uem, Lisbona). Trattati che hanno alla base una stolta competizione del “tutti contro tutti”, senza un benché minimo momento compositivo, unitario, tipico degli Stati federali.

In linea con tale quadro istituzionale comunitario si pongono le politiche concrete, monetarie ed economiche – deflazionistiche -, attuate con particolare virulenza negli ultimi dieci-dodici anni. Tutto ciò sta conducendo alla marginalità e alla distruzione le economie e i sistemi democratici novecenteschi, in primis dei paesi mediterranei, Italia in prima fila, ma medio tempore dell’intera Europa, a causa di come questa è stata costruita, in maniera approssimativa e, verrebbe da dire, quasi extrapolitica e sicuramente antidemocratica. In Italia, del resto, non è stato ancora affrontato con serietà il tema del recepimento di tali trattati comunitari, e quindi delle regole liberistico-competitive in essi previsti, con prevalenza, nell’attuazione, sul diritto interno. La Corte costituzionale italiana, sempre molto attenta alle prerogative liberal-democratiche, però nei decenni scorsi ha chiuso entrambi gli occhi sulle “questioni” democratico-sociali causate dall’introiezione delle normative liberistiche dei trattati suddetti, in violazione degli Artt. 10 e 11 della nostra Costituzione, in cui si prevedono sí limitazioni della sovranità da parte di organizzazioni internazionali, ma in condizioni di parità (e in altra sede sarà molto utile approfondire questo tema).

Tornando a Brancaccio, siamo di fronte a un intellettuale che da anni, inizialmente in semisolitudine, grazie alla forza, alla libertà e alla lucidità della sua analisi, è protagonista di una battaglia di vera e propria egemonia contro le corazzate (ideologiche ed economiche), violente, incolte e prezzolate del mainstream “kapitalistico”, transnazionale e “de noantri”, smascherandone l’irrazionalità e la fallacia, prima ancora che l’intrinseca ingiustizia.

Vogliamo qui ricordare due momenti salienti dell’impegno militante piú recente, e influente nell’opinione pubblica, italiana ed europea, di Brancaccio nell’ultimo triennio:

1) la Lettera degli Economisti del 1 giugno 2010 – dove afferma che «le politiche di austerità aggravano la crisi e fanno deflagrare l’Unione europea» -, sottoscritta da oltre 300 economisti italiani e stranieri, ma stupidamente ignorata da quelle “bestie”, senza offesa per i poveri animali, dei politici italiani ed europei; l’analisi e le proposte ivi contenute si sono rivelate, ahimè, profetiche, e la loro macata assunzione ha dato i risultati che sono sotto i nostri occhi.

2) Il Monito degli Economisti (The economist’s warning, pubblicato sul «Financial Times» del 23 settembre 2013), continuazione, a distanza di oltre tre anni, della Lettera degli Economisti – dove si denuncia con forza la “terapia” deflazionistica tedesca imposta all’Europa, che acuisce ulteriormente la divergenza tra paesi “ centrali” e “ periferici”, e che uccide l’Europa, e soprattutto i paesi mediterranei.

Anche chi non voleva vedere, se onesto intellettualmente, non può piú ignorare tutto ciò. Questo è il problema dei problemi che abbiamo dinnanzi. E purtroppo la classe politica italiota ha dimostrato e dimostra di essere, per davvero, del tutto inadeguata alla bisogna.

Certamente, non è facile trovare un’immediata soluzione. Ma una cosa è certa: questi partiti, questi rappresentanti delle istituzioni repubblicane, questi esponenti delle «classi dirigenti», in generale andrebbero mandati subito a casa, e molti di loro in galera. È in atto da tempo, troppo tempo, una duplice strategia, che può ben essere definita delinquenzial-demenziale, perché antidemocratica, antisociale e antinazionale.

Intanto, per essere concreti, e per cercare di essere in sintonia con quanto da anni propone Brancaccio – che da tempo affronta senza tabú questioni e concetti rimossi o comunque difficili per l’opinione pubblica di sinistra (la sinistra politica non esiste piú, e da molto tempo …), quali la sovranità, popolare e nazionale, la modernità della pianificazione economica, l’esigenza di attuare misure protezionistiche – è necessario riproporre, qui e ora, l’attuazione integrale della nostra Costituzione e dell’idea di democrazia, anche economica e sociale, ivi prevista: in alternativa sostitutiva ai Trattati «europei», che, insieme a queste criminali «classi dirigenti», senza storia né teoria, ci stanno uccidendo (Roberto Passini).

 

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